I Dialoghi di Torquato Tasso: interpretazione, immagini e scrittura.

Melappioni, Caterina (2012) I Dialoghi di Torquato Tasso: interpretazione, immagini e scrittura. PhD thesis, Università degli Studi di Macerata.

[img]
Preview
PDF - Requires a PDF viewer such as GSview, Xpdf or Adobe Acrobat Reader
1094Kb

Abstract

Torquato Tasso realizzò venticinque dialoghi nell’arco di sedici anni, in una fase non solo complessa dal punto di vista biografico, ma anche cruciale per la definizione di una nuova poetica. I manoscritti che l’autore vergò nella prigione di Sant’Anna, in cui era stato recluso con l’accusa di folle, avevano un obiettivo artistico ambizioso, che potesse riabilitarlo dopo la caduta in discredito: tradurre la filosofia antica in italiano per diffonderla presso il pubblico della corte, rendendola allettante con gli artifici dell’eloquenza, come egli stesso afferma nell’epistola a Scipione Gonzaga del 1579. Il nuovo ruolo di letterato-filosofo che Tasso volle così assumere manifesta la volontà di primeggiare non solo nella poesia cortigiana, ma anche nella cultura accademica, al fine di rappresentare una figura di intellettuale umanista completo. La prima edizione del corpus dei Dialoghi tassiani è stata curata da Cesare Guasti e stampata da Le Monnier nel 1858-1859. Non potendo reperire tutti gli autografi, Guasti basò la sua curatela sulle stampe antiche di queste opere, scartandone i conci dell’autore non accettati dagli editori. Nel 1958, dopo che le ricerche ebbero recuperato altri manoscritti dispersi, Ezio Raimondi curò l’edizione critica delle opere dialogiche tassiane per l’editore Sansoni. Prendendo le distanze dal lavoro di Guasti, il critico ha ritenuto fondamentale rispettare l’ultima volontà di Tasso e ha impostato lo studio dei Dialoghi come se fossero opere postume, trascegliendo per ogni prosa la versione più attendibile fra manoscritti e stampe in base alla loro storia individuale. Lo studio delle bozze tassiane rivela un eccessivo scrupolo di perfezione nei confronti delle stampe, molto più evidente rispetto ai manoscritti, manifestando quasi una forma di fobia verso la stampa, che con il suo processo meccanico disumanizzava agli occhi dell’autore la realizzazione dell’opera, ne moltiplicava smisuratamente le copie e ne consentiva la lettura senza controllo ad un pubblico vasto quanto ignoto. Il diverso atteggiamento di Tasso nei confronti dei manoscritti e delle stampe porterebbe alla conclusione che la veste più autentica delle sue opere, e quindi più vicina alla sua volontà, è quella conservata nei primi, che Raimondi ha privilegiato nella sua edizione critica. Una scelta diversa è stata invece fatta da Carlo Ossola e Stefano Prandi, gli attuali curatori della nuova edizione critica dei Dialoghi, i quali hanno ritenuto necessaria un’edizione storica che mostri queste prose così come vennero diffuse all’epoca, in una veste definitiva rispetto alla costante mutevolezza degli autografi tassiani. Secondo una concezione dell’opera come espressione del sentire di una comunità umana, in cui fra autore e lettori si realizza una comunicazione basata su valori condivisi, sola depositaria dell’autentico senso dell’opera letteraria, la scelta di Ossola e Prandi deriva soprattutto dalla constatazione dell’eccezionale e duratura fortuna di Tasso nel Seicento. Nello studio filologico di opere minori si manifesta un paradosso: quello di cercare un unico criterio idoneo per plurimi componimenti, i quali, per la loro stessa natura di scritti secondari, ondivaghi e di rapida fruizione, non hanno nulla di unitario, ma rappresentano indirettamente il percorso dell’ispirazione autoriale secondo molteplici traiettorie. La pubblicazione di prose che hanno origini e forme testuali diverse con un metodo critico unitario, in nome dell’identità privata o storica di uno scrittore, sembrerebbe portare necessariamente a un’edizione artificiosa. La consapevolezza di questa problematica accompagna il filologo nelle sue scelte rendendo preferibile uno studio individuale delle opere minori di un autore, che non può comunque prescindere dalla conoscenza del corpus. Il presente lavoro ha così lo scopo di analizzare i Dialoghi di Torquato Tasso da un punto di vista intertestuale, contribuendo alla definizione dei temi emblematici che contraddistinguono l’immaginario dell’autore. Per affrontare la complessità della prosa dialogica tassiana è stato indispensabile compiere una ricognizione nel campo dello studio teorico del genere letterario del dialogo per appropriarsi degli strumenti ermeneutici essenziali in grado di illustrare questa forma. Altrettanto imprescindibile è stato ricostruire il dibattito intellettuale dell’epoca, senza il quale lo studio dei dialoghi tassiani risulta privato dei riferimenti all’origine della loro scrittura. Dall’analisi strutturale di queste prose è emersa la modalità attraverso cui l’autore tentò di divulgare in italiano la filosofia accademica, all’epoca svolta prevalentemente in latino. Al modello di dialogo ciceroniano egli preferì quello platonico, in cui il personaggio principale accompagna il suo interlocutore nella ricerca della verità oggetto dibattute. La ferrea retorica filosofica è però resa più piacevole da Tasso con la descrizione di situazioni narrative avvincenti, come nel Padre di famiglia, oppure favolose, si veda il Malpiglio overo del fuggir la moltitudine. I personaggi dei Dialoghi tassiani hanno uno spessore psicologico innovativo rispetto alla precedente tradizione letteraria, come avviene nel poema La Gerusalemme liberata, per l’abilità propria di questo autore di saper indagare nel profondo dell’animo umano. Nella convinzione che i Dialoghi possano essere compresi solo attraverso la conoscenza di tutta la loro produzione, ma che debbano essere approfonditi e analizzati individualmente, ho voluto proporre le mie osservazioni sul Cataneo overo de le conclusioni amorose, poiché considero quest’opera particolarmente significativa per il ruolo che la presenza ficta di Tasso vi riveste e per il suo stile letterario. Il Cataneo rappresenta infatti una delle trattazioni più tecnicamente filosofiche del corpus tassiano e nello stesso tempo rivela una caratterizzazione degli interlocutori dialogici fra le più drammatiche. La sua rilevanza riguarda sia la forma letteraria, sia l’elaborazione dei contenuti, poiché questo dialogo, insieme al Ficino overo de l’arte, al Minturno overo de la bellezza e al Porzio overo de le virtù, mostra una nuova elaborazione dei concetti di amore, destino e arte che segnò l’evoluzione della poetica dell’ultimo Tasso, espressa compiutamente nella Gerusalemme conquistata. I dialoghi scritti negli ultimi dieci anni della vita dell’autore sono probabilmente stati sottoposti ad una lunga fase di stesura, revisione e riscrittura con un metodo di redazione parallela per più opere, che annulla qualsiasi possibilità di una scansione cronologica dei singoli individui. Traccia di questo usus scribendi ipotizzato sarebbe l’insieme di riflessioni e temi ripresi nelle prose in modo trasversale. In conclusione, sono pervenuta alla consapevolezza che non avrebbe senso provvedere ad una classificazione delle prose dialogiche tassiane né in base ad elementi testuali, né in base ai presunti disegni dell’autore, anche se è possibile circoscrivere gruppi di opere affini per argomenti e stile di scrittura. Il vero sprone che domina queste pagine è la costante ricerca della varietà stilistica e la prova di plurimi registri, innovativi, trasgressivi e nello stesso tempo impeccabilmente classicisti, puri, equilibrati. La natura ossimorica della scrittura tassiana domina queste pagine. Laboratorio personalissimo di studi eruditi, i Dialoghi vogliono costituire una summa di preziosismi rinascimentali, che rifletta l’immagine di un grande scrittore in dialogo con i più importanti libri della storia dell’Occidente. Abbandonando il clamore del suo tempo, Tasso cercò nello studio solitario la visione di un universo metafisico superiore, in cui i filosofi platonici e aristotelici potessero convivere con i teologi. Pur anelando ad una dimensione perfetta di pensiero, egli raggiunse infine solo la consapevolezza della propria fragilità umana, lacerata dalle inquietudini esistenziali e dall’amore per la bellezza, che diviene nelle sue prose poetica divinazione.

Item Type:Tesi (PhD)
Informazioni aggiuntive:Tesi liberamente riproducibile, in tutto o in parte, con citazione della fonte.
Settori scientifico-disciplinari:MATERIALE VARIO > Tesi di Dottorato
SCIENZE DELL'ANTICHITA', FILOLOGICO-LETTERARIE E STORICO-ARTISTICHE > L-FIL-LET/10 Letteratura italiana
ID Code:386
Depositato da:D.ssa Sara Morici
Depositato su:23 Oct 2012 13:34
Last Modified:23 Sep 2014 11:08

Repository Staff Only: item control page


eCUM e' stato realizzato con EPrints 3 - Sistema gestito da Centro Servizi Informatici e Sistemi Informativi - CINFO Unicam. Per informazioni contattare Cristina Soave (UniCAM) e Sara Morici (UniMC)