Saggio di commento a Boezio: De Institutione Musica, I, 1-I, 8.

Paparelli, Maria Chiara (2012) Saggio di commento a Boezio: De Institutione Musica, I, 1-I, 8. PhD thesis, Università degli Studi di Macerata.

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Abstract

La Tesi consiste in un Saggio di Commento ai primi otto capitoli del De Institutione Musica di Severino Boezio, trattato quadriviale di enorme importanza per la letteratura scientifico-musicale del Medio Evo e del Rinascimento, nato dall’esigenza di recuperare il passato in un presente “ingrato” (P. RICHÉ, 1966, p. 7), “nel generale sfacelo che ... travolge gli studi di più alto livello” (H. CHADWICK, 1986, p. 99). Questi otto capitoli corrispondono sostanzialmente ai primi due “cicli tematici” dell’opera, tra i più densi e corposi, sia da un punto di vista contenutistico che quantitativo, corrispondendo a poco meno della metà dell’intero I libro. Si affrontano qui le anfibologie di una materia sospesa tra logica ed etica; la divisione della musica nei tre settori della musica mundana, humana e instrumentorum; l’importanza della musica a livello socio-politico; le nozioni di base della materia, secondo la scuola pitagorica, sia da un punto di vista fisico-acustico che aritmetico; l’importanza ma anche la debolezza della percezione sensoriale. La “musica boeziana” non è pratica, bensì speculativa, come già riassumeva con magistrale incisività Guido D’Arezzo nella sua Epistola Guidonis Aretini de ignoto cantu: “Boetium ... cuius liber non cantoribus, sed solis philosophis utilis est”. Il presente lavoro, condotto sulla base dell’unica edizione critica esistente (quella teubneriana di G. Friedlein del 1867), è motivato dalla mancanza di un commento a quest’opera; le cinque traduzioni moderne del trattato, nelle cinque lingue europee (PAUL, 1872; BOWER, 1989; MARZI, 1990; MEYER, 2004; LUQUE, 2009), presentano infatti brevi note esplicative, a piè di pagina o in calce, che però non entrano nel merito dello stile boeziano, delle peculiarità del suo modus scribendi, della struttura compositiva dei capitoli, delle complessità semantiche del suo vocabolario e della comunicabilità tra il linguaggio e la terminologia di questa prosa e quella, da una parte, del trattato aritmetico boeziano (precedente il De Institutione Musica) e, dall’altra, del De Consolatione Philosophiae (successivo al De Institutione Musica), tutti aspetti che meritavano di essere indagati e che questa Tesi ha iniziato ad analizzare in maniera sistematica. Il commento è stato chiaramente condotto a livello intratestuale, considerando l’opera nel suo complesso, e intertestuale, tenendo in considerazione le altre opere del Nostro Autore e la bibliografia primaria (in primis musicale) latina e greca che precede il trattato. Si è tenuto conto, in sede di commento, anche della cosiddetta Glossa Maior, commentario del IX secolo al trattato pubblicato in III voll. da Bower e Bernhard a partire dal 1993 per la Bayerische Akademie der Wissenschaften. Il commento ad ogni capitolo è, nella Tesi, sempre preceduto da una Introduzione che appunto esamina, oltre che il ruolo del capitolo nell’economia globale dell’opera, la struttura formale del capitolo stesso, mai finora analizzata e che ha rivelato, ad esempio, la particolare propensione del Nostro Autore per formule compositive ricorsive, simmetriche, anulari: il chiasmo strutturale, spesso doppio e triplo, in pendant con un uso continuo (anche annidato: chiasmo nel chiasmo) della stessa figura a livello verbale, sembra essere per Boezio non solo lo specchio e l’emblema dell’armonia numerico-proporzionale del cosmo, di platonica memoria (si pensi al χ celeste di Timeo 36 B), e della razionalizzazione di una materia così sfuggente e ambigua qual è la musica da parte del doctus (cfr. Inst. Arithm., I, 27, 4 Guillaumin), ma anche il segno evidente di una rifinitura formale, da alcuni studiosi negata a quest’opera o ignorata. Per quanto riguarda la tecnica di scrittura, un’altra peculiarità che la Tesi mette in luce è quella singolare forma di “economia semantica” per cui un aggettivo o un vocabolo ha al contempo un significato di segno negativo e uno di segno positivo. Si tratta di termini in qualche modo “double-face”, cioè in grado di subire un ribaltamento semantico nel corso del I libro: è il caso ad esempio dell’aggettivo multiplex (di segno negativo in contesti etico-musicali, positivo in contesti aritmetico-musicali) e della coppia similitudo-dissimilitudo (in contesti etico-musicali è positivo il concetto di similitudo, mentre in contesti aritmetico-musicali lo diventa quello di dissimilitudo). Altro aspetto rilevante del lavoro è la complessa ricostruzione dello spessore semantico del vocabolario boeziano (il Nostro, infatti, non dà quasi mai la definizione dei termini che utilizza; alcune immagini, lemmi o espressioni sono inoltre afferenti a più discipline), volta naturalmente ad una puntuale traduzione, giungendo a contestare o integrare, laddove necessario, le interpretazioni esistenti. La prosa di questo trattato tecnico, trascurata da studi specialistici, non è una prosa d’arte paragonabile a quella della Consolatio, ma certo è da ridimensionare il giudizio di chi la liquida in termini negativi: nella mai banale strutturazione architettonica, nell’attenzione per le clausole, nella predilezione per chiasmi, polisemia e figure di suono, è infatti già possibile intravedere i tratti tipici del grande poeta; l’aspetto più originale di questo trattato non sta del resto nei contenuti, mutuati da fonti latine e soprattutto greche, ma nella forma, nel modo in cui Boezio opera il vertere in latino della materia (cfr., e. g., la suddivisione della musica nei tria genera, “mundana”, “humana” e “instrumentorum” o la stessa scelta delle parole, che in alcuni casi dà vita a calchi linguistici del tutto nuovi, come, in I, 4, “superparticulare” per il greco “™πιμόριον”, laddove Marziano Capella e Agostino usavano rispettivamente “antecedens”, Nupt., VII, 757, e “sesquati numeri”, Mus., I, 10, 17, o superpartiens per il greco “™πιμερές”, a tradurre le formule 1 + e [in quest’ultimo caso con p>1 e n≠1], background aritmetico per alcuni intervalli sonori). A livello contenutistico, infine, una delle peculiarità della porzione di testo commentata è costituita dal fatto che troviamo in esso incastonato uno ψήφισμα greco in dialetto spartano, in cui si sancisce la condanna del musicus Timoteo di Mileto e dei suoi disvalori. Numerosi sono i problemi che il decreto pone nella sua singolarità, soprattutto di natura filologica, contenutistica e linguistica. Per questo la Tesi dedica ampio spazio a definire uno status quaestionis intorno al decreto, confrontando le versioni e le interpretazioni esistenti del decreto stesso (dal Glareanus a Mitsakis) e procedendo quindi ad un’analisi personale del testo, sia strutturale che per parole-chiave, proponendo anche un’interpretazione di alcune espressioni musicali criptiche e cercando di porre la terminologia greca del decreto in rapporto al testo latino che ne fa da alcova.

Item Type:Tesi (PhD)
Informazioni aggiuntive:Tesi non riproducibile, in tutto o in parte, se non con il consenso scritto dell'autore.
Settori scientifico-disciplinari:MATERIALE VARIO > Tesi di Dottorato
SCIENZE DELL'ANTICHITA', FILOLOGICO-LETTERARIE E STORICO-ARTISTICHE > L-FIL-LET/08 Letteratura latina medievale e umanistica
ID Code:389
Depositato da:D.ssa Sara Morici
Depositato su:23 Oct 2012 16:09
Last Modified:23 Sep 2014 11:10

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