Non-fiction: forme e modelli

Bertini, Anna (2013) Non-fiction: forme e modelli. PhD thesis, Università degli studi di Macerata.

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Abstract

Questo lavoro vuole essere il tentativo di dare una definizione a quella che viene detta non-fiction italiana contemporanea. Il termine delinea un genere che si pone a metà strada tra letteratura e giornalismo e che prende in prestito dal romanzo alcune delle sue tecniche per ampliare le potenzialità stilistiche e pragmatiche delle scritture referenziali. La non-fiction si occupa degli oggetti del mondo reale: fatti, situazioni, problematiche della vita concreta del paese, ma la sua forma è letteraria, in particolare narrativa. L’ipotesi di partenza è che la non-fiction sia una dunque tendenza dotata di caratteri specifici, strettamente legati alle particolari condizioni sociali in cui essa si trova a svilupparsi e influenzata dagli agenti sociali (i media, la politica, le istituzioni letterarie) con cui interagisce. Non ci può dunque limitare a definire il genere in negativo, come il nome suggerirebbe: nel senso comune, si pensa che se qualcosa non è fiction, è allora saggismo, giornalismo o qualche altro genere di scrittura che non attinga all’immaginazione e alla creatività. La questione è invece più complessa: la non-fiction non riguarda una generica ‘modalità di racconto’, bensì un ‘genere storicamente determinato’, frutto della contaminazione tra giornalismo e letteratura, dai quali coglie e attualizza le tradizioni storiche, gli stili, i contenuti, e con i quali si trova ad interagire all’interno dell’ampio ambiente dei prodotti culturali. Il primo capitolo si occupa del giornalismo, focalizzandosi in particolare sulle esperienze storiche che possono essere considerate come antesignane della non-fiction contemporanea. Nel secolo scorso si ritrovano quelle tendenze di scrittura che più si avvicinano all’oggetto del presente lavoro: il New Journalism e il non-fiction novel, che si sviluppano parallelamente in America a partire dagli anni Sessanta. Scopo di entrambe era provocare un mutamento profondo nell’assetto tradizionale del giornalismo e del romanzo, i quali non riuscivano più a rappresentare efficacemente una società immersa nel cambiamento, al centro della rivoluzione delle ideologie e dei consumi. Gli antenati della non-fiction non sono però solo d’oltreoceano: negli stessi anni in Italia compare il reportage come forma di informazione di stampo soggettivo e narrativo, che si avvicina per stili, contenuti e scopi alla non-fiction contemporanea. Anche in campo letterario si può notare come la nostra tradizione sia ricca di scritture referenziali: seppur in assenza di un vero e proprio romanzo realista, è possibile citare il filone storico di Manzoni e Nievo, il verismo di Verga, e, per il secolo scorso, l’opera di Primo Levi, Leonardo Sciascia, Pasolini. È forse questo il passaggio cruciale tra il romanzo ottocentesco italiano e le narrazioni del Novecento: dal realismo si passa ad inseguire la verità, il principio che lega giornalismo e letteratura, ma che si declina in modi diversi: dove il giornalismo è parola quotidiana, dell’istante, la letteratura è la parola sempiterna. Il secondo capitolo raccoglie teorie e interventi critici riconducibili alla non-fiction italiana contemporanea. Essi si dividono sostanzialmente in due tipologie: quelli che affrontano il genere partendo dalla sua natura ibrida, ossia dal suo identificarsi in una sorta di ‘terza via’ tra giornalismo e letteratura e che, prolungandone i campi, definisce una nuova forma di narrazione e quelli che inseriscono la questione nel dibattito più ampio e complesso riguardo al sopracitato ‘ritorno della realtà’ e ne analizzano le manifestazioni in una prospettiva narratologica e in relazione alle mutazioni di cui è oggetto la cultura contemporanea. In particolare il ritorno di scritture referenziali viene identificato come una reazione alla poetica postmoderna: la realtà ha bisogno di tornare ad essere rappresentata soprattutto nell’epoca contemporanea, dove il potenziamento vertiginoso delle tecnologie digitali rende sempre più difficoltosa l’esperienza diretta degli oggetti del mondo. D’altro canto il prodotto culturale non aiuta la persona ad orientarsi in questo contesto: esso rimane sempre più a livello di intrattenimento, mescolando le esigenze informative, conoscitive e formative con gli imperativi di mercato e rinunciando così al compito di osservare la realtà, interpretarla, criticarla e assegnarle valori e significati. La non-fiction può essere dunque considerata come il tentativo di riproporre il reale ad un pubblico non avvezzo ad esso, e lo fa senza tralasciare aspetti scomodi o osceni. L’ultimo capitolo si concentra sulle strategie specifiche che caratterizzano la non-fiction. Il suo definirsi per via negativa è innanzitutto indice della sua natura ibrida: in essa la fiction convive con la sua negazione, nello sforzo costante di coinvolgere il lettore ad orientarsi nel confine tra di esse. Esiste una componente finzionale e letteraria accanto ad un contenuto autentico e spesso vissuto direttamente dall’autore: ma dove inizia l’una e finisce l’altro? Che cosa è davvero reale e cosa ricostruito? Le tecniche che la non-fiction frequentemente usa, le fratture che alternativamente stabilisce e annulla tra realtà e finzione, il suo costante chiamare in causa la capacità del pubblico ad orientarsi e distinguere tra i due opposti statuti di scrittura, attiva nel lettore un atteggiamento ricettivo particolare: non si può parlare solamente di lettura di intrattenimento, né di sospensione dell’incredulità. Egli al contrario sa che il testo con cui si relaziona contiene una componente di verità che deve essere colta e di cui si deve riappropriare. Attraverso l’analisi di due esempi recenti di questa scrittura (Servi. Il paese sommerso dei clandestini al lavoro, di Marco Rovelli, edito nel 2009, e Le risorse umane di Angelo Ferracuti, del 2006) emergono delle caratteristiche ricorrenti della non-fiction. Sono tratti che, ad un primo esame, sembrano voler aggiungere una marca di autenticità al testo, ma ad un’analisi ulteriore, essi confermano quella mobilità del confine tra fittività e fattualità, tra finzione e realtà, che nei testi trova compimento nella mescolanza tra strumenti oggettivanti e la loro adiacente messa in discussione, nella giustapposizione di stili documentali e letterari. Infine si prenderà in considerazione come, nel particolare contesto contemporaneo, una simile tipologia di narrazione – sempre al confine, mai definitiva ma sempre tesa alla riflessione, interrogativa – rappresenti una forma di ritorno delle sfumature civili e morali della letteratura, in cui l’estetica si pone al servizio dell’etica.

Item Type:Tesi (PhD)
Informazioni aggiuntive:Embargo cessato il 15 marzo 2014.
Settori scientifico-disciplinari:SCIENZE POLITICHE E SOCIALI > SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi
MATERIALE VARIO > Tesi di Dottorato
ID Code:476
Depositato da:D.ssa Sara Morici
Depositato su:23 Apr 2013 13:47
Last Modified:23 Sep 2014 11:51

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